VIDEOPROIEZIONE – Canon al servizio dell’arte di René Magritte

VIDEOPROIEZIONE – Canon al servizio dell’arte di René Magritte

Immersi nell’arte di Magritte

“Inside Magritte”, un viaggio multimediale attraverso l’opera del grande surrealista belga

René Magritte come non lo avevate mai visto: 34 proiettori Canon riproducono le opere del pittore belga creando un percorso virtuale nel quale gli spettatori diventano parte di metafisici scenari. “Inside Magritte”, così si chiama la mostra: un’immersione nell’arte del celebre surrealista. Un’immersione che raggiunge profondità inimmaginabili

Gli appassionati di René Magritte non hanno nulla da temere. “Inside Magritte”, la mostra multimediale in corso a Milano presso la Fabbrica del Vapore, non intende in alcun modo violare il mistero che il maestro surrealista belga amava e coltivava tanto. Il mistero, anzi, è reso più profondo e fecondo, e questo nonostante i milioni di pixel e le decine di migliaia di lumen generati dai potenti proiettori Canon utilizzati per realizzare l’esposizione.

La luce, in questo caso, non serve per portare il mistero all’evidenza razionale – ciò che per un pittore come Magritte sarebbe a dir poco oltraggioso – ma per scendere più a fondo negli abissi del reale, se è vero come è vero che per il surrealista belga mistero e realtà sono indissolubilmente legati: «Il mistero è ciò che è assolutamente necessario perché esista un reale», ebbe a dichiarare l’artista.

IMMAGINI DA OLTRE 40 MILIONI DI PIXEL

“Inside Magritte” ha aperto i battenti il 9 ottobre 2018 e li chiuderà il 10 febbraio 2019. La mostra è frutto dell’impegno del Comune di Milano, che l’ha promossa, di Crossmedia Group – Hepco in collaborazione con 24 Ore Cultura, che l’hanno ideata, firmata e co-prodotta, e di The Fake Factory, che ne ha condotto la regia. La mostra è stata curata dalla storica dell’arte Julie Waseige, una specialista del surrealismo belga, e ha altresì beneficiato della consulenza di Charly Herscovici, co-fondatore della Successione Magritte, un’organizzazione senza fini di lucro che promuove e tutela l’arte magrittiana nel mondo.

“Inside Magritte” è dunque una mostra virtuale, o multimediale che dir si voglia, nel senso che le opere non sono appese alle pareti, come usa nelle mostre di pittura tradizionali, ma loro riproduzioni videoproiettate. I proiettori Canon utilizzati per “Inside Magritte” sono in grado di riprodurre immagini da oltre 40 milioni di pixel con una nitidezza superiore a quella del full HD.

Per allestire la mostra sono state selezionate 160 immagini con le quali i curatori sono riusciti a dare una panoramica completa dell’opera di Magritte, altrimenti impossibile da abbracciare nell’ambito di una singola esposizione.

La Immersive Room vista dall’alto: si riconoscono due dei quattro schermi da 4 x 7 metri collocati negli angoli della sala; sui lati lunghi della Immersive Room sono inoltre disposti due schermi da 33 x 6 metri e due da 11 x 6 metri (qui non visibili).

REALTÀ N-DIMENSIONALE

Le 160 immagini creano un percorso che il visitatore attraversa in circa un’ora. A differenza di quanto avviene nelle mostre tradizionali, l’esperienza visiva non si svolge lungo i soli piani paralleli su cui sono rispettivamente collocate le tele e schierati i visitatori, ma su (almeno) tre dimensioni.

Il visitatore è letteralmente immerso nell’opera di Magritte, entra a farne parte, diventa egli stesso elemento pittorico. L’effetto ricorda i film di animazione di Karel Zeman, il regista cecoslovacco autore de “La diabolica invenzione”, “Il barone di Münchhausen” e tante altre incantevoli pellicole: attori umani (gli spettatori, in questo caso) e fondali disegnati, figure dipinte e scenari di fantasia diventano un tutt’uno senza soluzione di continuità tra reale e immaginario, tra esplicito e nascosto, tra fenomenico e misterico. In verità le dimensioni sono ben più di tre.

Se consideriamo infatti che l’arte di Magritte è costituita da uomini con bombetta che piovono dal cielo (“Golconda”), pipe che non sono pipe («Ceci n’est pas une pipe»), corpi umani con teste di pesce e altre simili figure metafisiche, è facile immaginare l’effetto di espansione dimensionale: lo spazio diventa prima tridimensionale e poi n-dimensionale, dove “n” può assumere un valore compreso tra 4 e almeno 11, essendo quest’ultimo il numero di dimensioni attualmente ipotizzato dalla M-theory di Edward Witten, una delle più affascinanti teorie del tutto proposte dalla fisica contemporanea. Una mostra come “Inside Magritte”, ne consegue, non può essere compresa con la mente, con uno sforzo razionale: occorre un’autentica “metànoia”, un mistico salto nel sopramentale.

D’altra parte lo stesso Magritte ha affermato che il senso della sua arte è mostrare il mistero e l’ignoto, «il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto».

Le immagini vengono proiettate su grandi schermi ma anche sulle pareti e persino sui pavimenti: i visitatori di “Inside Magritte” camminano letteralmente sulle e nelle opere del maestro belga; le pareti fanno loro da fondali e da scenari.

IL FORMIDABILE IMPIANTO DI PROIEZIONE CANON

Le immagini di “Inside Magritte” sono generate da un imponente apparato costituito da 34 proiettori Canon XEED WUX6600Z, WUX6500 e WX450ST (vedi box) che, dotati di ottiche Canon con diversi rapporti e formati, proiettano su due schermi da 33 x 6 metri e due da 11 x 6 metri disposti sul lato lungo della Immersive Room, quattro schermi da 4 x 7 metri collocati negli angoli della sala immersiva medesima, sulle pareti esterne della Mirror Room, sul pavimento della sala immersiva, che si estende per circa 800 mq, e sul solaio della sala specchi (circa 40 mq).

I segnali video, generati da sei media server equipaggiati con processori Intel Core i7, vengono distribuiti nelle sale di “Inside Magritte” attraverso cavi Cat 6 pilotati da 33 coppie TX/RX di driver HDMI Kramer.

Di fondamentale importanza è il software utilizzato per coordinare le immagini: si tratta del Matrix X-Dimension, un programma per la gestione dei contenuti su display multipli brevettato da Crossmedia Group.

La scelta di utilizzare le pareti, i soffitti e persino i pavimenti come schermi per la proiezione cambia alla radice il concetto di mostra: le opere d’arte non sono soltanto forme più o meno astratte e lontane da guardare, ammirare, contemplare, ma diventano sostegno ipostatico della realtà; i visitatori di “Inside Magritte” camminano letteralmente sulle e nelle opere del maestro belga.

Un’immagine ripresa all’interno della Mirror Room, dove alcune celebri opere di Magritte vengono proiettate in successione su superfici riflettenti che creano suggestivi effetti caleidoscopici.

SALA DEGLI SPECCHI, SELFIE MIRROR E ALTRE MERAVIGLIE

All’interno della Immersive Room l’opera di Magritte è suddivisa in capitoli e ripercorre tutti i momenti più significativi dell’avventura artistica del pittore belga, dalla prima creazione surrealista al dopoguerra, passando attraverso i fermenti artistici della Parigi anni ’20.

Nel loro percorso magrittiano, gli spettatori non sono immersi soltanto nelle immagini, nelle luci e nei colori ma anche nella musica e nei suoni riprodotti da un impianto audio 3D di ultima generazione.

Oltre all’itinerario principale si trovano all’interno di “Inside Magritte” delle zone in cui l’esperienza visiva viene intensificata, esaltata.

Alla fine del percorso immersivo, per esempio, c’è la già menzionata Mirror Room, sperimentata per la prima volta nell’edizione romana di “Klimt Experience” e divenuta ormai un elemento irrinunciabile delle produzioni Crossmedia Group.

In questa sala, opere magrittiane come “Golconda”, “Le fils de l’homme” e “L’empire des lumieres” sono proiettate su superfici riflettenti che creano immagini caleidoscopiche di grande suggestione.

C’è poi Selfie Mirror, dove un gioco di specchi digitali consente al visitatore di indossare virtualmente un abito ispirato a una celebre opera di Magritte per scattarsi selfie e autoritratti.

Ma l’esperienza immersiva più profonda è forse quella raggiunta grazie ai visori per realtà virtuale Samsung Gear, che consentono di oltrepassare le cornici dei dipinti e di entrare letteralmente nei paesaggi metafisici creati dal grande pittore: lo spettatore può così passare attraverso la porta squarciata de “La Réponse imprévu”, perdersi tra le nuvole di “Grelots roses, ciels en lambeaux”, arrampicarsi sulle rocce de “La parole donnée” e così via.

Un momento della mostra “Inside Magritte”: l’effetto creato dai proiettori e dagli spettatori che si muovono tra le immagini ricorda l’estetica di Karel Zeman, insuperato maestro del cinema di animazione cecoslovacco.

DALLA “PRÀXIS” ALLA “TÉKNE”

Crossmedia Group impiega in media da quattro a sei mesi per completare una produzione di questo tipo, dalla scelta del titolo al rilascio del progetto master per la multi-proiezione.

Dal 2016 il gruppo toscano è coadiuvato da The Fake Factory, uno studio fondato nel 2001 a Firenze da Stefano “Fake” Fomasi e da alcuni talentuosi collaboratori; autore di numerosi e importanti progetti di video design, The Fake Factory figura dal 2010 nel prestigioso International Lighting Design Index pubblicato dalla Frankfurt Luminale.

Qui una visitatrice di “Inside Magritte” sta vivendo una profonda esperienza immersiva grazie ai visori per realtà virtuale Samsung Gear, che consentono di oltrepassare le cornici dei dipinti e di entrare letteralmente nei paesaggi creati dal maestro belga.

Con opere come “Inside Magritte” la tecnologia fa un salto che la riporta all’antico, glorioso, aristotelico significato della parola: tecnologia come trattato sistematico su un’arte. Quella di Crossmedia Group non è semplice “pràxis” ma è “tékne”, un’attività non dissimile dalla scienza e per l’appunto dall’arte, che ha la capacità di nobilitare e innalzare su un piano superiore la vita dell’uomo.


I MAGNIFICI TRE DI CANON

I tre modelli di proiettori Canon XEED utilizzati nella mostra “Inside Magritte”: da sinistra a destra vediamo il WUX6600Z, il WUX6500 e il WX450ST.

Per la mostra “Inside Magritte” sono stati utilizzati tre diversi modelli di proiettori Canon, tutti appartenenti alla serie XEED: si tratta del WUX6600Z, del WUX6500 e del WX450ST. Lo XEED WUX6600Z è indicato per le applicazioni heavy-duty, vale a dire per cicli di proiezione ininterrotti o comunque prolungati. Questo modello ha una risoluzione di 1920 x 1200 pixel (WUXGA), una
luminosità di 6600 lumen e un contrasto nativo di 4000:1; la distanza di proiezione varia da 0,44 a 89 metri, a seconda delle ottiche utilizzate. Il WUX6500 ha caratteristiche molto simili: la risoluzione è identica (1920 x 1200 pixel WUXGA) e così il rapporto di contrasto (4000:1), mentre la distanza di proiezione varia da 1,3 a 29 metri. Il WX450ST si differenzia dai due modelli appena descritti. Si tratta di un proiettore a corto raggio concepito per proiettare immagini di grandi dimensioni a breve distanza:
il WX450ST è in grado di generare immagini di 100” da un terzo della distanza necessaria ai proiettori convenzionali, circa 1,23 metri. Il decentramento verticale e orizzontale, con un intervallo che può raggiungere il 77%, permette di collocare il proiettore sopra o sotto lo schermo e di utilizzarlo in modalità retroproiezione. Il WX450ST ha una risoluzione nativa WXGA+, una luminosità di 4500 lumen e un rapporto di contrasto di 2000:1.


I COMPONENTI DELL’IMPIANTO

Fissati al soffitto si riconoscono alcuni dei 34 videoproiettori Canon utilizzati per riprodurre le opere del pittore belga.

L’impianto di videoproiezione della mostra “Inside Magritte” vede schierati 34 proiettori Canon di tre diversi modelli. I segnali, generati da sei media server equipaggiati con processori Intel Core i7, vengono distribuiti nelle sale dell’esposizione attraverso cavi Cat 6 pilotati da trasmettitori/ricevitori HDMI. Ecco
l’elenco dettagliato dei componenti:

  • 14 x Canon XEED WUX6600Z, proiettori laser LCOS da 6600 lumen
  • 15 x Canon XEED WUX6500, proiettori LCOS da 6500 lumen
  • 5 x Canon XEED WX450ST, proiettori a corto raggio da 4500 lumen
  • 10 x Canon RS-SL01ST, ottiche con rapporto 1.49 – 2.24:1 per proiettori XEED WUX6600Z
  • 4 x Canon RS-SL05WZ, ottiche con rapporto 1.00 – 1.50:1 per proiettori XEED WUX6600Z
  • 15 x Canon RSIL03WF, ottiche con rapporto 0.80:1 per proiettori XEED WUX6500
  • 6 x media server con processore i7, 32 GB di RAM, due HDD SDD da 250 + 500 Gb e scheda ATI FirePro W600
  • 33 x Kramer TP-580Txr/Rxr, trasmettitori/ricevitori HDMI su HDBaseT
  • Software proprietario Matrix X-Dimension
  • Cavi Cat 6.

LE NARRAZIONI DIGITALI DI CROSSMEDIA GROUP

L’interno di Santo Stefano al Ponte (Firenze), la chiesa sconsacrata che Crossmedia Group, attraverso la consociata Santo Stefano S.r.l., ha trasformato in auditorium, luogo multifunzionale e spazio espositivo multimediale.

Fondato a Firenze nel 2008, Crossmedia Group si esprime attraverso le più evolute tecnologie digitali, e tuttavia le sue creazioni affondano le radici nell’arte antica degli aedi e dei rapsodi greci, dei trovatori francesi e dei cantastorie itineranti della scuola siciliana.

Il gruppo toscano racconta le vite, le opere e le passioni di grandi artisti, scienziati ed esploratori producendo e distribuendo su scala internazionale spettacoli multimediali, applicazioni, mostre interattive e prodotti educativi e editoriali. Crossmedia Group chiama tutto questo “edutainment”, neologismo che potremmo tradurre con “educare intrattenendo” o “intrattenere educando”, come preferite.

L’“edutainment” realizza l’antico ideale dell’imparare con piacere, gioia e interesse, che poi è l’unico modo per imparare veramente.

Solo nel corso del 2018 il gruppo ha lanciato altre tre produzioni, oltre a “Inside Magritte”: “Modigliani Art Experience”, “Renaissance 2018” e “Moon and the Beyond”; quest’ultima sarà distribuita nel 2019 in occasione del 50-esimo dello sbarco sulla luna. Entro la prima metà del 2019 le produzioni Crossmedia Group saranno esposte a Milano, Firenze, Napoli e Genova, poi in Cina (Pechino, Shanghai, Guangzhou), Brasile (San Paolo) e Germania (Halle, Berlino).

Nel 2015 una controllata del gruppo Crossmedia, la Santo Stefano S.r.l., ha riaperto al pubblico Santo Stefano al Ponte, una chiesa sconsacrata del 1100 che sorge a due passi da Ponte Vecchio (Firenze) per farne un auditorium, un luogo multifunzionale e uno spazio espositivo multimediale. L’iniziativa ha subito conosciuto notevole successo: in meno di un anno, dal marzo 2015 al febbraio 2016, ha fatto registrare oltre 200.000 visitatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati da *

Puoi usare HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*